24 aprile 2017

Chi ben comincia..., #17

Ciao lettori!
In questi giorni ho iniziato la lettura di un romanzo uscito da poco per la Newton Compton. Noi, gli unici al mondo di Siobhan Vivian mi sta piacendo proprio tanto e scoprire che è ispirato ad una vera storia mi incuriosisce ancora di più! 


Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................




Non so dire cosa ci sia esattamente sotto di me, su quale parte di Aberdeen io stia navigando ora, eppure mi sporgo dalla barca per cercare di vedere qualcosa là sotto: forse il gazebo bianco davanti al municipio dove si sono sposati i miei genitori; l’altalena dove io e Morgan, durante l’estate della terza media, siamo rimaste sedute per ore e ore a sognare come sarebbero state le superiori, mentre l’asse rimaneva ferma in equilibrio perfetto, perché sia io che lei pesavamo quarantasei chili; uno dei fiocchi di neve malconci che decoravano i lampioni di Main Street durante tutto l’anno, ma che in qualche modo riuscivano sempre a brillare quando venivano illuminati durante le feste. Mi accontenterei persino di un fottuto parchimetro. Vorrei davvero disperatamente qualcosa di reale, un’ultima cosa concreta della mia città natale su cui poter proiettare le sensazioni di addio definitivo che mi intasano le arterie. Ma non ho idea di dove io mi trovi esattamente. Non riesco a vedere che il mio riflesso sull’acqua torbida.
«Congratulazioni, Keeley».
L’uomo che guida la barca di salvataggio, lo sceriffo Hamrick, mi ero dimenticata persino che ci fosse. Tiene una mano sulla barra e mi lancia una giacca a vento con l’altra. Cucito sul petto c’è un grosso stemma della Guardia Nazionale, perché, certo, ormai non è più sceriffo.
Dal momento che non replico nulla, dice in un sospiro: «Sei ufficialmente l’ultima ragazza di Aberdeen».
Mi volto di scatto e cerco con lo sguardo la barca di salvataggio che era davanti alla nostra, quella che sta trasportando l’ultimo ragazzo, ma è scomparsa nella nebbia.
Quando mi giro, lo sceriffo Hamrick mi sta fissando. «Ne è valsa la pena?». È chiaro, dal modo sincero in cui me lo chiede, che vuole.
“saperlo davvero. Non capisce.
Prima che io possa rispondere, la sua radio gracchia una conversazione secca: degli agenti stanno comunicando in codice poliziesco. Non ci capisco molto, se non che ci sono due pattuglie in attesa di portarci via. Lo sceriffo Hamrick abbassa il volume. Lo osservo mentre cerca di liberare un po’ della tensione che ha addosso: muove il collo, scrocchia le dita. «Non importa. Aberdeen ufficialmente non esiste più. Tutti quanti possono andare avanti con le loro vite».
Rabbrividisco per tutt’altra ragione, più violentemente di quando era solo per il freddo. «Alcuni di noi non vogliono andare avanti».
Qualche giorno prima, avevo digitato il mio indirizzo e non era uscito nulla, lo stesso era accaduto per il cap. Avevo dovuto individuare la città accanto, Hillsdale, e poi trascinare il cursore fino al punto in cui ci sarebbe dovuta essere la nostra città, le strade dove vivevano i miei amici, il campo di baseball, il cinema. Anche ciò che ancora non era sommerso era già colorato di blu.
«La penserai diversamente quando sarai più grande», mi dice, sulla difensiva e troppo sicuro di sé. Poi uno stridio attira la nostra attenzione. Lui spegne il motore ed estrae l’elica dall’acqua. Una maglietta che qualcuno ha perso si è incastrata nelle pale, una medusa di cotone.
Mentre lui la toglie, guardo in lontananza, sperando che lui capisca l’antifona e smetta subito di parlare. Una brezza leggera spazza via un po’ di foschia e riesco a vedere dei triangoli spuntare fuori dall’acqua, i tetti delle case più alte della valle. Non saranno qui ancora per molto, ora che la diga è completata. Mi concentro sulla casa più vicina a noi: bianche tegole smerlate, tetto di ardesia lucida. Ha qualcosa di familiare. E poi, mentre passiamo oltre, il pezzo mancante del puzzle va all’improvviso al suo posto: è quel che non riesco a vedere, quel che è sommerso.
Non è troppo tardi.

.................................................................

Cosa ne pensate di questo incipit? Lo avete già letto?
Fatemi sapere! 
A presto, 
Leen 

Nessun commento:

Posta un commento